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SCIENZATI CRIMINALI

La montagna violentata

Gran Sasso violato

Gran Sasso, contaminazione da composti chimici per l’acqua di 700mila cittadini esposti a conseguenze gravi alla salute pubblica!

Istituto di fisica: una banda di scienziati criminali!

Ben 2.292 tonnellate di sostanze chimiche pericolose posizionate praticamente nel punto di captazione delle acque potabili bevute da centinaia di migliaia di persone”.

Gran Sasso

“Rischio contatto tra composti chimici e acqua destinata a umani” –L’impianto accusatorio – costruito dal pool di magistrati della procura di Teramo composto dai pm Stefano Giovagnoni, Greta Aloisi e Davide Rosati e coordinata dal procuratore capo Antonio Guerriero – parla chiaro: sia i laboratori di questo centro conosciuto in tutto il mondo che le contigue gallerie dell’autostrada A24-A25 avrebbero contribuito a “deteriorare, in modo permanente, le acque sotterranee”, da cui attingono gli acquedotti e i rubinetti domestici di 700mila cittadini abruzzesi.

Acqua destinata al consumo umano, nonostante il rischio concreto di contatto con “composti chimici di varia composizione, gasolio in cisterne interrate e altre sostanze con potere corrosivo”.

Nel corso dei ripetuti sopralluoghi sono stati trovati “pozzetti superiormente aperti, dal fondo dei quali emergeva la falda freatica” e “cascate d’acqua a pochi metri dal cosiddetto esperimento Borexino”.

Desta inquietudine pure la contaminazione da cloroformio dell’acqua sottostante: secondo la procura di Teramo, non può non scaturire dai Laboratori nazionali di fisica e dall’impiego, “nelle loro attività sperimentali, di rilevanti quantità di reagenti e sostanze chimiche”.

Il pericolo di inquinamento, rimarca il gip, è “significativo e misurabile”, tenendo conto, tra l’altro, che quello del Gran Sasso è uno dei bacini idrici più importanti d’Europa.

“Si è potuto constatare che le opere di captazione e convogliamento delle acque sotterranee destinate al consumo umano presentano un insufficiente grado di isolamento dall’esterno, anomalia che espone tali acque a rischio di contaminazione a opera delle sostanze inquinanti potenzialmente contenute nelle condotte di scarico o nelle acque di falda con cui esse entrano, in più punti, direttamente a contatto”.

E a nulla sarebbero serviti gli interventi commissariali succedutisi nel tempo: costati 80 milioni di euro, restano “incompleti e talvolta significativamente difformi da quanto progettato”. 

Sull’inchiesta aperta, il giudice Roberto Veneziano è chiaro: “I gravi indizi di colpevolezza si ravvisano a iosa”.

Last modified onMartedì, 02 Ottobre 2018 17:21
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