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COSA RESTA DI MARCHIONNE?

L'uomo d'oro

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Quattordici anni di mandato, una strada segnata, zero debiti e un tesoro di capitali, titoli e stock option agli eredi

AC 24 luglio 2018 Notizie Finanziarie

Horror vacui direbbero i latini, ovvero paura del vuoto. Questo è il sentimento che invade le Borse al pensiero di un dopo Marchionne. Proprio come accadde con Apple alla scomparsa di Steve Jobs, al momento riuscire a immaginare il destino di FCA senza il suo leader dal pullover blu mette non poche ansie e, non a caso, ieri i titoli delle aziende degli Agnelli hanno inciampato cadendo di faccia. Ferrari ha perso il 4,88% a 113,95 euro per azione, Fca l’1,5%, Cnh ha ceduto l’1,7% ed Exor ha lasciato sul campo il  3,25%. Tutti insieme i quattro titoli hanno bruciato 2,3 miliardi di euro di capitalizzazione su un valore totale di 75 miliardi. Un lunedì nero che riflette i timori per il futuro del gruppo di automotive voluto e ristrutturato dal manager italo canadese. Quello che, invece, rassicura è che l’ex Ceo ha segnato una strada che ora basterebbe percorrere per garantire la crescita e la salute del conglomerato automobilistico.

Al di là dell’avvenire aziendale, Sergio Marchionne in questi anni ha accumulato un vero e proprio tesoro: 16,4 milioni di azioni Fca, 11,8 milioni di Cnh e 1,46 milioni di Ferrari. Facendo due conti spicci, i suoi 14 anni come Ceo potrebbero valere circa 630 milioni di euro tra titoli e stock option.

Numeri che fanno girare la testa, forse nemmeno concepibili dai comuni mortali anche se, dal suo ingresso nella galassia Agnelli, ogni azionista ha sestuplicato i suoi guadagni grazie a un aumento del valore dell’azienda di sei volte.

Se è vero che alcune delle scelte del manager sono state molto contestate, come la delocalizzazione della produzione da Torino in varie zone del mondo, altrettanto vero è che dal 2004, quando Marchionne ha raccolto le redini di Fiat, l’azienda si stava sgretolando a suon di perdite da 2 miliardi al giorno sopravvivendo solo grazie al foraggio delle banche. Da quest’anno, invece, il gruppo non ha nemmeno più un debito contro un passivo da 4,4 miliardi di quattordici anni fa.

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